Chi ha paura dell’uomo nero?

Non so perché, ma in questi giorni mi sono fissata. O forse lo so perché. La TV bombarda con le immagini sul terrorismo che chiaramente generano terrore, creando un’eco tra le chiacchiere della gente. Inevitabilmente se ne parla e i bambini osservano e ascoltano. Conclusione? Più di un genitore si trova a dover risolvere il problema dei figli spaventati dall’ISIS. Quello che è successo a Parigi è stato sconvolgente, io per prima sono rimasta senza parole per qualche giorno, concentrata su quelle immagini che rivedevo in modo ossessivo per poter tenere sotto controllo la paura e sentire meno il dolore. Poi ho capito che dovevo smettere, che continuare ad avere sotto gli occhi quelle scene non facevano altro che amplificare quelle sensazioni negative. Ed ho cominciato a preoccuparmi di quello che poteva essere arrivato ai bambini, che senza protezione potevano essere stati esposti ad immagini ambigue, potevano avere sentito senza aver capito. Ho provato a chiedere ai miei bambini che, pur se piccoli, 3 e 5 anni, sicuramente avevano intuito che era successo qualcosa, e volevo capire come l’avevano presa. “Alcuni uomini molto cattivi avevano ucciso delle persone a Parigi. – Perché? – Perché erano molto arrabbiati, e hanno fatto del male a tante persone.- ho pensato che fosse sufficiente, per ora. E che fosse meglio tenerli lontani dai telegiornali.

Quell’immagine dell’uomo armato con passamontagna tutto nero era veramente inquietante. E dopo qualche giorno in studio mi ritrovo più di un genitore preoccupato perché i figli erano veramente spaventati per quello che avevano visto e sentito. Cosa avevano visto? Le immagini che stavano rimbalzando su tutti i telegiornali. Certo i genitori avevano provato a ridimensionare, a spiegare, a rassicurare, ma la potenza di quello che guardiamo va oltre qualsiasi parola. Specialmente quando a guardare è un bambino.

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