La realtà che supera la fantasia di una madre

Comincio a scrivere ad una settimana dai fatti di Parigi. Una settimana in cui se accendi la TV respiri aria di guerra e contemporaneamente avverti voglia di pace. Anche io venerdì sera ero lì incollata allo schermo a guardare incredula quelle immagini terribili, sapendo che in quel posto non sarebbe finita bene. Vado a cercare su google, che posto è? Un teatro, il Bataclan? Un posto dove fanno concerti. Chi suona stasera? Gli Eagles of Death Metal.
E lì capisco  che sarebbe stato un disastro. Sold out con 1500 persone, giovani in maggioranza, che erano lì in pace ad ascoltare un po’ di musica. E il primo pensiero che ho fatto è stato provare a mettermi in una situazione simile. Ci sono stata spesso per locali ad ascoltare musica
dal vivo, e mentre sei lì spensierata entra qualcuno, più di uno, a sparare sulla folla. Non te ne accorgeresti subito, o forse sì, la musica è alta, gli strumenti potrebbero coprire i colpi e tu sei lì. Se sei fortunata cominci a vedere la gente che cade intorno a te, e senza capire bene cosa sta accadendo, si alza il panico generale, nel tentativo di salvarsi e magari di aiutare anche chi ti sta intorno. Bene in un altro momento della mia vita, qualche anno indietro poteva accadere veramente. Sono stata diverse volte a Parigi, è una città che
amo, e sono stata in altri locali. Ho portato i bambini l’anno scorso. Volevo affittare un appartamento proprio lì tra 10 e 11 arrondissement. Potevo essere in giro con loro, non di certo al Bataclan. Cosa avrei fatto, come avrei potuto metterli al sicuro? E se fossero già stati grandi, da soli, in giro per locali, E se quella sera avessero avuto voglia di ascoltare un po’ di musica, voglio trasmettere loro il mio amore per la musica no? Potevano avere i biglietti per quel concerto. Potevano essere lì con tutti quei ragazzi che c’erano veramente. Questa è la realtà. Ho spento la TV e sono andata a letto, senza riuscire più a dormire.

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